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Stefano

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L'uomo delle piante

Stefano

Stefano

L'uomo delle piante

Vivendo mi son reso conto che tutto ciò che osservo ha un significato profondo legato alla mia esistenza: la gente, le piante, gli animali; qualsiasi forma vivente che interagisce con me ha qualcosa da comunicare e da insegnare. Si da insegnare! Noi esseri umani ci riteniamo il centro della vita e ci permettiamo di martoriare e distruggere i nostri fratelli esseri ma se dovessimo riflettere capiremmo che solo grazie a loro noi esistiamo, e loro esistono solo grazie a noi. Siamo tutti collegati da un filo sottile ma indissolubile. E questa alchimia è ciò che voglio approfondire e trasmettere a partire dalle piante con le quali ritengo di avere un legame particolare.

Abheeru

Abheeru

The soul gardener

Abheeru

Abheeru

The soul gardener

In questa vita ho scelto un inizio sicuro, con radici contadine di antenati che hanno dedicato la loro vita alla terra. Il culto del lavoro. La qualità della dedizione. L’unione familiare e la perseveranza. Ho cominciato a sentire il lamentio dell’Anima che mi abita verso i tredici anni: la prima crisi esistenziale mi ha spinto a cercare tutto l’opposto di quelle radici. Seguirono diversi tentativi di redenzione e di adeguamento al buon funzionamento nella società moderna: gli studi, il lavoro, una compagna, i soldi, una buona posizione sociale: ci riuscivo anche, ma il lamentio dell’Anima cresceva … Fino a che, questa amica, socia, compagna fedele e infedele, a un certo punto ha deciso di farsi sentire in modo più roboante: eventi importanti hanno fatto diventare quel lamento un urlo. Mi ha spinto a cercare in India, da Osho, alla ricerca di chi ero veramente. Grazie al Maestro compresi che era tempo di iniziare una storia d’amore, e non di guerra, con la vita e con me stesso. La ricerca mi ha reso più sensibile alla percezione e al volere della socia Anima, che ho nel tempo cercato di sposare con il dna contadino: un matrimonio all’inizio non semplice, tra due partner che spesso difendevano strenuamente le proprie convinzioni. La vita divenne un a grande altalena. Anni dedicati alla spiritualità. Seguiti da anni dedicati al dna: famiglia, figli, orari scanditi, impegno quotidiano, lavoro stagionale; cercando a fatica pause, spazi di nulla, nei quali incontrare un’ispirazione che confermasse all’Anima che ero ancora vivo per Lei. Quell’altalena mi ha portato nella luce e poi nel buio più profondo. Fino a che l’amica/socia Anima ha richiesto prepotentemente il suo spazio: ha manifestato un tumore lungo sei anni e ha condotto con gran decisione la mia ricerca nel corpo, nei reparti oncologici e nella missione di imparare a trasformare il disagio. Per portare a buon fine il matrimonio interiroe, alla lezione del corpo serviva coniugare l’appagamento delle richieste del Me contadino, : “Cara amica, che ne dici se facciamo un posto in cui entrambi abbiamo di che vivere e godere? Ti costruisco un luogo nel quale passeranno umani da guarire, come piace a te. E ci metterò l’orto e il bosco e le piante da frutta come piace a me. Che ne dici?” E così oggi mi trovo qui, alla Fattoria del Soul, il luogo dove i due partner inseparabili hanno trovato armonia e dove condivido, con l’aiuto di altre creature in cammino, questa esperienza abbondante di vita.

Raya

Raya

Counselor olistico

Raya

Raya

Counselor olistico

Chi sono? Grande domanda di una vita. Dopo aver viaggiato in lungo e in largo, dentro e fuori, la vita mi ha portato alla Fattoria mostrandomi ora, in modo chiaro e semplice, la risposta a questa grande domanda. Alla Fattoria infatti si uniscono e condensano tutte le mie passioni, tutte le mie aspirazioni e i miei desideri sentiti, ciò che mi piace e ciò che amo, in un unico centro. Le etichette dicono che sono un’antropologa, ed effettivamente così mi sento di indole: amante dell’umanità e di come funzioniamo, curiosa delle diversità e di differenti mondi-umani, osservatrice partecipante di tante storie raccontate e vissute. Altre etichette dicono che sarò counselor olistico e operatore del respiro connesso circolare consapevole, e questa per me non è solo un’etichetta di superficie, bensì è qualcosa che va in profondità a incontrarsi con ciò che sento e che si manifesta in modo autentico. E poi tolte le etichette… sono una donna in cammino che, in questo viaggio verso di sé, ama camminare a piedi scalzi per sentire e ascoltare attentamente la terra sotto i piedi. E oggi sento che i miei piedi provano un grande piacere a camminare e stare tra la terra della Fattoria. Perché la Fattoria è l’accoglienza e il contenimento della Terra, il respiro degli alberi nel bosco, è una carezza d’Amore che è la vera medicina… è la fiducia nella vita per cui ogni seme piantato in modo amorevole e profondamente sentito, nella terra o dentro di noi, germoglierà e crescerà in tutto il suo potere.